LUCE A SAN REMO

Duemilauno l'anno correva, di febbraio una sera,
di vedere la televisione voglia proprio non c'era
ma non so per quale scherzo del destino
mi trovai a passare a quella scatola vicino.

Una ragazza iniziava a cantare la sua canzone:
luce era il titolo, e rapì tutta la mia attenzione.
Immobile, il fiato non potendo che trattenere,
rimasi in silenzio, ad ascoltare e vedere.

La sua voce era bella, dolce e soave talmente
che avevo paura di smarrire per sempre la mente.
Musica e parole parevan fra loro gareggiare
a chi riusciva la più alta emozione a regalare.

Quel suo viso tanto bello quanto sognante,
alleato l'abito bianco semplice ed elegante,
urlavano che lei era una ragazza sincera,
simpatica, divertente, ma innanzi tutto vera.

Lei non era il frutto della mia fantasia,
né il risultato di qualche elettronica magia:
la sua musica riusciva a trasmettermi un'emozione
che mai prima avevo provato ascoltando una canzone.

A sentir questo, temo, solo non esser stato,
visto il successo che puntuale è già arrivato.
Ma io son nato per poterla in segreto ascoltare,
così spero le sue poesie mai si stanchi di cantare.


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