5.8 - PAZZIE DEL ROCK!

Lei intanto terminava la sua canzone, creando strani effetti con la sua voce e muovendo il microfono. Ovviamente, lei era ancora andata via che già erano iniziati i cori: "Fuori! Fuori!", "Elisa! Elisa!".

Il bis era necessario. Così Elisa tornava richiestissima con "It is what it is", e noi iniziammo a battere le mani con entusiasmo. Ecco di nuovo la sua grinta, la sua anima rock. Ed ecco ancora l'impossibilità assoluta di rimanere fermi! Dopo il suo "GRAZIE" ed in nostro applauso, se ne era andata di nuovo!

Abbiamo dovuto acclamarla ancora affinché, dopo averci ringraziato, tornasse a cantarci "Simplicity". Dopo i nostri applausi, sempre molto caldi perché in realtà Elisa, forse per modestia, durante il concerto non ci ha permesso di esprimere tutto il nostro entusiasmo, lei ha detto "Questa è una canzone molto piccola … The window". E, chitarra a tracolla, ha continuato a cantare. Ma quella che inizialmente era la tranquilla "The window", gradualmente si è trasformata nella magica ed energica "Labyrinth". Elisa è impazzita. Ad un certo punto, ha cominciato a maltrattare crudelmente la sua chitarra, i capelli sciolti e liberi a coprire il viso, dimenticandosi di tutto il resto del mondo. I suoni che ne risultavano non erano più musica, erano il rock allo stato più puro e pericoloso. L'anima inquieta di Jim Morrison, gelosa di quell'incredibile spettacolo e di quell'impossibile talento, aveva occupato il piccolo, splendido corpicino della nostra Elisa! Avevo paura che spaccasse la chitarra sulle casse, e che poi ne facesse un costosissimo falò! Che emozioni, però! Jim è andato via giusto in tempo per permettere ad Elisa ed alla sua band di raccogliere l'ultimo, fortissimo applauso. Non eravamo moltissimi, ma il calore si sentiva eccome!

Elisa e la band hanno salutato in un modo molto divertente. Hanno steso le braccia verso terra oscillando le mani e, così chinati, come cinque paperelle, hanno fatto il giro del palco. Poi, tornati davanti al pubblico, hanno alzato lentamente le braccia, mentre il nostro "OOOO" aumentava di volume, fino a diventare un urlo grandioso quando le loro braccia erano rivolte verso il cielo.



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