5.6 - UNA STELLA DIVERSA.
A parte gli scherzi, i ringraziamenti che io ho ascoltato non erano di convenienza, ma nascevano dalla consapevolezza che se lei era sì la protagonista di quel successo, ma che ad esso contribuivano anche chi le stava accanto e chi l'ascoltava. Ovviamente, il suo grandissimo talento recita sempre la parte più rilevante, ma è un bene che lei abbia sempre i piedi ben piantati per terra e non perda il senso comune. Ho la brutta sensazione che qualcuno del suo staff, anche in previsione del lancio internazionale, stia cercando di trasformarla in una diva, in una di quelle stelle americane che fanno guadagnare un sacco di soldi a casa discografica e corte varia, ma che poi non riescono più ad avere alcun dialogo con chi l'ascolta. Dopo un po', pensano di non averne più bisogno, e si ritirano a vivere in un mondo costruito e completamente diverso da quello in cui hanno lottato agli inizi e dove son rimasti tutti gli ammiratori. Questo lavoro è già iniziato, ed i muri in costruzione sono già alti. Noi continueremo a farci sentire fintanto ne avremo la possibilità. Ma se Elisa si arrenderà e non imporrà più il proprio modo di essere, se questa mia nera visione si dovesse malauguratamente avverare, sono convinto che anche la sua Musica ne risentirebbe. Le sue canzoni si toglierebbero la veste di poesia, per indossare quella di "prodotto commerciale", creato su misura per il grande pubblico. Sicuramente venderebbe di più, farebbe più soldi, i suoi concerti sarebbero molto più affollati. Ma lei non cadrebbe più in ginocchio cantando "A little over zero", né farebbe più piangere cantando "Dancing". Che perdita sarebbe! Speriamo non accada mai!