5.4 - MOLTO PIU' CHE ZERO!
Nel frattempo era già iniziata "Luce", cantata con la collaborazione di tutti i presenti. Forse non è per tutti la canzone più bella, ma è senz'altro la più conosciuta. A me piace tantissimo, e credo rimarrà nella tradizione della buona musica italiana. Singolare davvero! Proprio Elisa, che ha sempre cantato in inglese e che probabilmente lo farà per sempre, con la sua prima canzone in madrelingua ha lasciato un segno così profondo! Chissà come sono invidiosi gli altri cantanti!
Elisa: "GRAZIE! Questa è una canzone di Pipes & Flowers. Si chiama shadow zone.". Urlo della folla. Una canzone piena di energia, fin dalle prime battute, che ci ha entusiasmato: non si poteva rimanere fermi.
Dopo il "GRAZIE!", ha cantato una dolcissima versione di "A feast for me" con un finale struggente. Ad un certo punto, uno dei suoi "why" sembrava trasformarsi nel pianto di una madre che ha perso i propri figli. Mi si perdoni l'accostamento troppo forte che nulla ha in comune con il testo, ma è difficile descrivere a parole certi brividi, certe emozioni che sono nate quella sera.
Elisa: "GRAZIE! Questa è una canzone di Asile's world, ma è molto più vecchia in realtà. Scritta nel … credo da sette anni. A little over zero.". Una canzone così triste, ma che esprime così tanta forza! Nell'"alive" gridato nel finale, la disperazione ed il dolore sembrano trasformarsi in grinta, il desiderio di non esser mai nati in voglia di vivere. Io penso che qui Elisa abbia raggiunto la vetta più alta della sua poesia, quando ancora non era famosa. Sara e Betta hanno scritto che nel concerto di Casterfidardo successivo al raduno, quando Elisa ha cantato "A little over zero", ad un certo punto, rapita dalla sua stessa musica, si è inginocchiata stringendo il microfono. Questa stessa estasi, lei la trasmette a noi ogni volta che la canta. Ma come si fanno a descrivere certe emozioni? Non c'è nulla da fare, l'unica possibilità è ascoltare.
Gli applausi potevano durare all'infinito, ma doveva iniziare "CURE ME". Dopo la tristezza, ecco l'energia pura, la musica che non permette di star fermi. Anima rock allo stato puro. Strepitosa. Nel finale la musica si è fermata è lei ha ripetuto ironicamente due volte "I would be cured".
Elisa: "Questa canzone di chiama Raimbow". È stata molto apprezzata dal pubblico che ha applaudito molto e che ha improvvisato un coro "ELISA ELISA".
Lei però ha ci ha interrotti quasi subito per dire: "Questa canzone è dedicata a Daniele che il 3 agosto compie gli anni. Rock your soul." Altri artisti avrebbero incoraggiato il coro e gli applausi, ma lei vuole stupire solo con la sua musica e con i suoi testi, vuole suonare e cantare. I trucchi da palcoscenico non fanno per lei, e non le interessano. È meglio così, perché ogni singolo CLAP di applauso, ogni singolo BRAVA!, ogni acclamazione è stata meritata e mai richiesta con furbizia. Anzi, ci siamo dovuti fermare perché volevamo ascoltarla, altrimenti saremmo andati avanti!
Era già arrivato il turno della canzone che doveva chiudere il concerto. Elisa: "Questa è una canzone inedita [per me scritta da Elienìa]. Si chiama Then comes the sun." (non sono certo di aver capito bene le parole fra parentesi quadre). Siccome lei la canta solo ai concerti, come regalo per chi la segue, era la prima volta che l'ascoltavo. Davvero carina. Purtroppo non ho colto tutto il testo in inglese, e mi son dovuto accontentare della melodia e del ritornello, molto coinvolgenti e spassose. È stato molto bello quando ha coinvolto il pubblico facendoci ripetere i suoi "yoyoyo". Fosse dipeso da noi, non avremmo finito mai, ma era venuto il momento di presentare i musicisti: al basso Max Gelsi, alle percussioni Bruno Farinelli, alle tastiere Daniele Boscarioli, alle chitarre Andrea Rigonat.