L'aeroplano di carta
Mi sento carta da gettare
di giornale per incartare
mai letto, figure appena intraviste,
con l'inchiostro sbiadito e triste.
Vorrei che qualcuno mi piegasse
a forma d'aereo, e mi lanciasse
in alto, nel cielo, per ritrovare
la solitudine che soglio agoniare.
Potrei volare, dialogare col vento,
concentrarmi su quello che sento,
e pensare a quello che per lei inutilmente provo
cercando di cacciare l'Amore dal suo triste covo.
Mai tornare indietro, lasciarmi andare,
che sia solo il caso a potermi guidare.
Nulla sia mai più per me così importante,
non il suo sguardo di donna ammaliante.
Elementi, fuoco freddo ed acqua da far venir sete,
fate di questo piccolo uomo tutto quello che volete.
Non abbiate paura di fargli troppo male,
ma dategli qualcosa per cui la pena vale.
Non dico però un nuovo tormentato amore
dato che il cuore prova ancora troppo dolore,
ma qualcosa di più semplice e meno impegnativo
da non creare dubbi né porre alcun interrogativo.
Dategli invece un silenzio sereno, dolce e completo,
e l'inverno celi l'Amore come un pietosissimo tappeto,
niente più batticuore, niente più splendidi momenti,
abolite ogni dolce sospiro, ed insieme tutti i tormenti.
Inverno, ripeto se non l'hai ancora capito,
devi liberare subito il mio cuore rapito,
devi ordinare all'Amore di lasciarlo stare,
che cerchi qualche altro cuore da torturare.
Aiutami, ti prego, a dire addio alla donna che amo,
ad accettare che per stare insieme fatti non siamo,
o almeno così lei mi ha sempre detto e ripetuto
senza avere mai dubbi, e con fare così risoluto!
Un giorno l'aeroplano di carta dovrà tornare a terra,
potrà finire sotto un'auto, suole di scarpa, o in guerra,
ma spero invece un bambino giocoso potrà incontrare
che lo rilanci, per il suo solitario viaggio ricominciare.